Storie da una villa e via: l’Ambrogiana riapre le porte

Lunetta Giusto Utens Villa Ambrogiana Montelupo

Da sabato 9 marzo 2019  la villa dell’Ambrogiana sarà di nuovo visitabile. Oltre alle visite guidate, un calendario di eventi ricco e in continuo divenire animerà il complesso mediceo.

A cura di Cristina Trinci

Non c’è una sola storia, ma un insieme complesso di vicende che hanno trasformato, fisicamente e culturalmente, l’aspetto della villa medicea dell’Ambrogiana.

Il toponimo “Ambrogiana” deriva con ogni probabilità dalla famiglia degli Ambrogi, proprietari dell’ordinaria tenuta che si ergeva nell’area dove oggi splende la villa che conosciamo.

Prima di tutto la sua nascita: risale al 1573 l’acquisto dell’area da parte di Ferdinando, che diventerà anni dopo Ferdinando I de’Medici, Granduca di Toscana. I primissimi lavori di risistemazione dell’edificio, a partire dalla scenografica scala sul lato che guarda l’Arno, saranno affidati agli architetti Giovanni Antonio Dosio (autore del progetto della Villa Caruso a Lastra a Signa, fra le tante opere realizzate) e Bartolomeo Ammannati (noto anche come scultore per la fontana del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze). Nel 1587 iniziano i lavori che ne trasformeranno radicalmente la struttura rispetto al “casino signorile” preesistente, di cui si sa ben poco. In passato si era paventata la partecipazione alla progettazione della villa da parte del grande architetto della corte medicea, Bernardo Buontalenti, in realtà non confermata da nessuna fonte documentale. Si reputa più attendibile la paternità progettuale della villa al collaboratore di Buontalenti, Raffaello Pagni.

La villa venne usata sporadicamente dai Medici, che la usavano soprattutto per le soste nel tragitto da Firenze alla costa tirrenica. La posizione della villa è infatti strategica: è l’unica tra le ville medicee ad aver avuto una grotta con accesso diretto al fiume Arno. Ma l’Ambrogiana è stata a lungo anche un punto di riferimento (e rifornimento) per gli spostamenti via terra, visto che vennero costruite delle scuderie, poi ampliate nel tempo, in grado di ospitare fino a 24 carrozze e 64 cavalli.

L’uso principale per i Medici fu comunque quello di un punto d’appoggio, soprattutto nella stagione estiva, per andare a caccia nel vicino “barco reale” del Montalbano.

La figura legata più strettamente alla villa dell’Ambrogiana nel corso dei secoli fu sicuramente Cosimo III, che amava trascorrere qui molto del suo tempo libero. Fu lui, infatti, ad arricchire con quadri, arazzi e suppellettili la villa, fino ad allora piuttosto spoglia. E fu proprio all’Ambrogiana che nel 1661 incontrò per la prima volta sua moglie, Marguerite Louise d’Orléans, già sposata per procura. Il loro fu un matrimonio molto infelice, ma quell’incontro è stato descritto in numerose fonti che hanno ispirato anche il romanzo ad ambientazione storica “La camicia bruciata” di Anna Banti. Sempre a Cosimo III si deve la costruzione del lungo corridoio di collegamento che conduceva dal corpo principale della villa fino al convento dei Padri Alcantarini e alla Chiesa dell’Ambrogiana. Questi ultimi vennero fatti edificare sempre da Cosimo, che tra i molti viaggi in Europa, era rimasto particolarmente colpito dall’usanza spagnola di collegare i palazzi reali con le chiese, e decise perciò, dato il suo grande attaccamento alla fede cattolica e alla sua liturgia, di riproporre lo stesso schema costruttivo anche in Toscana.

La storia della villa procede, tra alti e bassi, con il succedersi dei regnanti, dai Lorena ai Borboni, con alcuni interventi migliorativi e altri periodi in cui l’immobile viene abbandonato all’incuria. Il momento cruciale per il destino dell’Ambrogiana è l’arrivo della ferrovia nel 1848 che taglierà il parco in modo netto, e soprattutto renderà superflua una delle funzioni principali che la villa aveva avuto fin dall’inizio della sua storia: quello di crocevia per gli spostamenti, via acqua e via terra. La “via ferrata” prenderà il sopravvento e sarà allora che verrà ripensata in modo serio la destinazione d’uso del grande edificio, che ancora oggi occupa (fra spazi edificati e spazi verdi) circa 4 ettari di terreno. Poco dopo il passaggio dell’immobile al Demanio e successivamente al Ministero di Grazia e Giustizia, ecco quindi la definitiva assegnazione della villa all’uso che ha conservato per 130 anni: struttura penitenziaria per pazienti con problemi psichici autori di reato. Manicomio criminale, insomma, o più modernamente definito Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Uno dei primi e ormai famosi “ospiti” del manicomio criminale fu Giovanni Passannante, anarchico che attentò alla vita del re Umberto I ferendolo solo leggermente. Dalla condanna a morte all’ergastolo, Passannante dovette scontare molti anni della pena in condizioni disumane, per poi essere giudicato “pazzo” e quindi trasferito nel neonato manicomio criminale di Montelupo Fiorentino.

Il capitolo “OPG” è lungo e complesso da affrontare, sia perché si tratta di storia recente, sia perché si percepisce anche nel vuoto dei corridoi e nelle sbarre aperte, un senso di angoscia. Davvero qui i “malati psichici” venivano curati? Davvero potevano uscirne migliorati? Si può chiamare “ora d’aria” quella passata fra quattro altissimi muri di cemento, un pavimento in gomma e un corridoio di avvistamento per le guardie tutto intorno? Le stanze tacciono, non danno risposte. E poi il fiume, là sotto, sempre a portata di sguardo, a consolare malamente la malinconia delle ore sempre uguali. È proprio l’aria che manca di cella in cella, nella monotonia geometrica della struttura carceraria.

La dismissione di questa funzione risale al 2017, con l’uscita degli ultimi detenuti nel mese di febbraio. Da quel momento la villa è passata dal Ministero di Grazia e Giustizia alla proprietà demaniale, che ha commissionato uno studio di fattibilità per ripensarne il futuro.

Il Comune di Montelupo ha deciso di prendere in concessione questo significativo patrimonio storico per un periodo di tempo limitato, nell’attesa che venga stabilita la sua prossima destinazione.

Tra i tanti eventi (convegni, concerti, presentazioni, ecc…), ci saranno anche le visite guidate. Durante le visite sarà possibile approfondire la conoscenza storica della villa e del complesso mediceo, dalle origini fino alle dismissioni dell’OPG nel 2017. Il Comune ha deciso perciò di realizzare un video-documentario che spieghi la storia più antica della struttura, gli aspetti architettonici e infine la trasformazione in manicomio criminale. Il video sarà proiettato in tre punti strategici e ogni stanza accoglierà, oltre alla proiezione multimediale, anche ambientazioni suggestive e fotografie artistiche che arricchiranno l’esperienza di visita. Oltre alle informazioni note, ci saranno particolari storici che verranno rivelati nel documentario, soprattutto in relazione al rapporto con il territorio e con la comunità montelupina.

Per sapere come prenotare una visita guidata, cliccare qui.

Ecco i tre video che compongono il documentario, prodotto dal Comune di Montelupo, dedicato all’Ambrogiana: la storia, l’architettura e il manicomio criminale.

Bibliografia essenziale:

L’Ambrogiana: una villa dai Medici ai Lorena. Corinna Vasic Vatovec. Karta, 1984.

Civiltà delle ville toscane / testo di Carlo Cresti ; fotografie di Massimo Listri

Pubblicazione: Udine : Magnus, stampa 1992

La camicia bruciata : romanzo / Anna Banti Pubblicazione: [Milano] : A. Mondadori, 1973

La villa dell’Ambrogiana a Montelupo Fiorentino / Giuseppina Carla Romby, Massimo Fusco. Pubblicazione: [Firenze] : [s. n.], [1989]

Palazzi e ville medicee / Angiolo Pucci. Pubblicazione: Firenze : L. S. Olschki, 2016

Le Ville Medicee : guida completa / Isabella Lapi Ballerini ; con un intervento di Mario Scalini. Pubblicazione: Firenze : Giunti, 2003

Il manicomio criminale dell’Ambrogiana alla fine dell’Ottocento : contributi allo studio di una istituzione totale / Paola Paoli ; relatore Antonio Carbonaro. Pubblicazione: Firenze : Università degli Studi, 1990

Il drago siamo noi / a cura del Laboratorio di scrittura creativa Il drago siamo noi, Centro O.P.G. e territorio “La casa del Drago” Pubblicazione: [S.l. : s.n., 2004?]

Olindo del fuoco : poesia dall’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo : raccolte fatte col metodo tu parli io scrivo negli incontri presso la sezione II Ambrogiana dall’esperta di linguaggio espressivo Alberta Bigagli : anni 1999-2001 / Alberta Bigagli Pubblicazione: Firenze : Giubbe rosse, stampa 2001

Sitografia:

http://artesalva.isti.cnr.it/

https://radiopapesse.org/it/archivio/sonora/approdi-e-derive

https://rucore.libraries.rutgers.edu/rutgers-lib/30033/PDF/1/play/

http://www.francescoredi.it/

Viaggio pittorico della Toscana, Francesco Fontani, 1802. (pagine 131-133)

Tra la perduta gente, Giovanni Rosadi, 1908. (pagina 66 e seguenti).

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